Pommefritz Crew 2.0

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Home Testi critici Francesco Giulio Farachi, per il Festival della Fotografia di Roma 2007

Francesco Giulio Farachi, per il Festival della Fotografia di Roma 2007

ll Festival della Fotografia vede coinvolti, da un lato, gli artisti più rappresentativi del momento, selezionati sulla platea internazionale per segnare un vero e proprio punto-rotta nella ricerca artistica contemporanea; e dall’altro, come sedi espositive, molte Istituzioni culturali della Capitale ed un insieme numeroso e qualitativamente elevato di gallerie d’Arte. Fra queste ultime, appunto la Galleria Crispi mette a disposizione i suoi spazi per la rappresentazione del rapporto sempre vivo e sempre critico fra l’Uomo, la sua esistenza, i suoi sistemi di convivenza, ed il territorio e la Natura che proprio dall’Uomo subiscono trasformazioni, alterazioni, adattamenti. Le fotografie del collettivo Pommefritz, composta dai fotografi Mauro Manuini e Massimiliano Boschini, come a voler imprigionare un ricordo ed un’emozione, una traccia di vita e la sua incerta sopravvivenza, con il progetto “Isole della memoria” si soffermano sui ruderi e gli abbandoni degli edifici agricoli nella Pianura Padana.

Gli artisti lombardi, che dal 2004 hanno presentato i propri lavori in numerosissime manifestazioni in Italia ed all’estero, recuperano dal territorio questi relitti di una fisica presenza, di una cultura, di un sistema di relazioni che sono ormai lontani nel passato, passato che, paradossalmente, non è lontano, che è stato semplicemente messo in disparte per lasciar spazio ad un presente invasivo, fagocitante, rutilante di ritmi incalzanti, seguace di modelli dispotici. Tesori di un mondo non più abitato, cascine e costruzioni si disfano, infestati da vegetazione ed incuria, rimangono come scheletri a punteggiare il terreno incolto e la memoria dispersa, resistono ancora un poco, ancora un altro poco, per raccontarci una cancellazione. Boschini e Manuini lasciano emergere colori e viraggi, segnano i contrasti e profili, e poi disperde la visuale periferica in una profondità caliginosa, in un distanziarsi progressivo ed ineluttabile. Scenari isolati, scatti surreali e sospesi, queste rappresentazioni sono già elaborazione della mente, più che dell’occhio, sono già esse stesse la trasformazione che documentano.

Francesco Giulio Farachi
Festival della Fotografia di Roma 2007